IL COMMISSARIO CAN D TREFOLONI RELATORE A CIAMPINO

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Ospite delle Riunione Tecnica di Febbraio è stato Matteo Trefoloni, attuale responsabile della Commissione Arbitri di Serie D e osservatore UEFA. Serate come questa, sette giorni dopo la lectio magistralis di Nicola Rizzoli potrebbero essere facilmente sottovalutate. Probabilmente almeno la metà degli arbitri presenti in quella stanza si aspettava la solita ordinaria RTO: un paio di slide introduttive, qualche video e arrivederci. Mai niente di meno vero.

Dedizione. Quella che Matteo ha tenuto non è stata una semplice riunione ma un vero e proprio inno all’arbitraggio: una serata ricca di spunti tecnico-tattici in primis, ma anche umani e personali.

A cominciare da un’analisi del tutto insolita dello yo-yo test, terrore di tutti gli arbitri, dall’OTS alla Serie A; il test atletico è stato presentato come una sfida mentale prima ancora che fisica: porsi un obiettivo e dare il massimo per raggiungerlo. Con perentoria chiarezza, ha infatti sottolineato che:“In nessuna cosa al mondo, se dai il minimo ottieni il massimo”. Metafora dello yo-yo, senza dubbio, dell’arbitraggio e, perché no, della vita in generale.

Decisione. E infatti non ha mancato di parlare anche di questo: della vita che ognuno di noi porta sulle spalle. Dell’università, del lavoro, della famiglia e di tutti quei macigni che troppo spesso un arbitro, soprattutto se giovane, non riesce a lasciare nello spogliatoio prima della gara.

Con un tatto e, parimenti, una concretezza senza eguali ha poi sottolineato l’importanza per ogni associato militante in qualsiasi categoria dei maestri che si trova di fronte. Coloro che a fine stagione fanno il bilancio del percorso che ogni arbitro ha fatto in quell’anno, sono “capi” senza dubbio, ma non bisogna dimenticare mai la fonte inesauribile di conoscenza che costituiscono, ricordando il valore del messaggio che hanno da darci al di là del ruolo che questi ricoprono.

Tre le parole che l’ex presidente del CRA Toscana ha sottolineato più volte prima di chiudere il suo discorso: Forza, Convinzione e Presenza.

Non basterebbero cento riunioni, né cento articoli per eviscerare il significato e il valore di ognuna di queste parole nella vita e nella carriera di un arbitro, ma riassumendole in una chiave che non sia troppo personale. Presenza sul terreno di gioco, compito di un arbitro è intuire dove andrà il gioco e cercare di essere nel posto migliore e non semplicemente nel posto giusto. Convinzione di potercela fare, ovviamente. Non si traduce in un banale autoconvincimento, ma nel coraggio di guardare in faccia le difficoltà che si frappongono all’obiettivo. Forza, infine è forse la più complessa e la più carica di significato. Forza atletica senza dubbio, ma soprattutto morale. Per far la scelta giusta sul terreno di gioco, per resistere un livello in più allo yo-yo test, per accettare le critiche e far sì che ci rendano arbitri migliori.

Dolore. Il ricordo della scomparsa della mamma del Presidente Onorario Antonio Buccini ha commosso l’intera sala. La sezione e soprattutto Matteo si sono stretti accanto al nostro caro Antonio. La serata è stata tra le più ricche di sempre e sintetizzarla in poche righe non è solo complesso, ma anche riduttivo, per cui, nel concludere, vorrei evidenziare solo una delle ultime frasi con cui Matteo ci ha lasciati e che racchiude tanti degli spunti con cui ha riempito la serata: “Per arbitrare la Champions League, bisogna essere un arbitro da Champions League”

Qualunque sia la vostra Champions League, quindi, dimostrate di esserne all’altezza. O, altrimenti, lavorate per esserlo.

A cura di Eleonora Capece

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